La Generazione Rubata

Dal 1869 (anno a cui risale il Victorian Aboriginal Protection Act) in Australia, i bambini di sangue misto sono stati allontanati forzatamente dalle famiglie aborigene per essere “accolti” in appositi centri di rieducazione.

Il fenomeno, noto oggi come generazione rubata (stolen generation), è durato ufficialmente fino al 1969 anche se in alcune regioni ha continuato ad accadere fino agli anni Settanta.

Secondo le stime governative ufficiali ad essere allontanati furono tra un decimo e un terzo dei bambini, nel periodo compreso tra il 1910 e la fine degli anni 70. Il numero oscilla tra i 25.000 e i 100.000 denunciati dal report Bringing Them Home.

Passati per decenni sotto silenzio, di questi abusi si cominciò a parlare solo negli anni Ottanta.

La Generazione rubata è proprio il titolo italiano di un interessante film del 2002, del regista Phillip Noyce.

Il film racconta la storia di tre ragazzine (le due sorelline Molly e Daisy e la cuginetta Gracie) deportate al centro di rieducazione governativo di Moore River, dall’insediamento nativo di Jigalong.

Molly sceglie di non piegarsi e, insieme alle altre, fugge per cercare di far ritorno al proprio villaggio. 1500 miglia percorse a piedi tra le pianure e le regioni desertiche dell’Australia, seguendo la barriera per conigli, la sterminata staccionata creata dai coloni per salvare le proprie coltivazioni dalla calamità dei conigli (importati dagli europei stessi solo pochi decenni prima, col rischio di creare un vero e proprio disastro ecologico).

Un film intenso e meritevole.

Ma la cosa ancor più toccante è che il soggetto si basa a sua volta sul romanzo Follow the Rabbit-proof fence della scrittrice di origine aborigena Doris Pilkington Garimara, ed è la storia vera della madre dell’autrice e delle sue giovani compagne di fuga.

Il romanzo è edito in italiano da Giano col titolo Barriera per Conigli.