I Kalash dell’Hindukush

I kalash sono una misteriosa popolazione asiatica che vive alle pendici dell’Hindukush.

Vuole la leggenda che Dioniso, nel suo viaggio nelle Indie, accompagnato dal suo festoso corteo di baccanti e sileni abbia posto le basi di un insediamento.

La fama di questa isola di grecità continua a diffondersi. Si favoleggia di una terra in oriente abitata da una popolazione bionda, dagli occhi chiari che onora ancora culti pagani.

Fosco Maraini visita i kalash nel 1959. “La presenza del tralcio sacro a Dioniso dava subito un carattere sottilmente mitologico alla valle (…) Una fanciulla appoggiata a un muretto di sassi, stava suonando un flauto. Non si scompose per nulla al nostro passaggio, e continuò a riempire l’aria di una musichina lene (…) pareva impossibile non ci scappasse la parola arcadico.”

Ma qual’è la vera origine dei kalash?

In realtà i linguisti hanno individuato nell’idioma kalashwar preponderanti influenze sanscrite, i paleoetnologi li definiscono indo-ariani e la forte presenza di una tradizione sciamanica, l’uso del tamburo e la vinificazione rendono i kalash simili alle popolazioni nomadi tribali dei territori tra la Russia e la Cina.

In epoca storica il loro territorio fu noto come Kafiristan (dall’arabo kafiri=infedeli).

I kalash riuscirono a mantenersi indipendenti e a conservare le proprie tradizioni nonostante i tentativi di annessione al sultanato indiano.

Solo sotto le pressioni di Tamerlano furono costretti a ritirarsi dal loro territorio originario, lo Tsyam, attualmente in territorio afghano per ripiegare a nord verso le vallate montane del Pakistan nord occidentale dove attualmente risiedono.

Nel 1896 la popolazione fu decimata dalle forze congiunte inglesi e dell’emiro Kabul Abdur Rahman. Quelli che sopravvissero all’invasione e ai tentativi di conversione forzata si ritirarono nel più completo isolamento.

I kalash hanno potuto così mantenere inalterate le loro consuetudini.

Secondo i loro miti la prima vite nacque dalla bocca spalancata di uno sciamano, e il consumo rituale di vino è uno degli elementi distintivi delle loro celebrazioni.

Tra i kalash c’è sempre stata uguaglianza tra uomini e donne e i loro costumi sessuali sono piuttosto liberi e disinvolti.

Politeisti, i kalash venerano divinità maschili e femminili, fate ed entità naturali come gli spiriti delle vette, numi solari e cavalli sovrannaturali.

Il loro è un tipico sistema culturale e religioso pastorale e la festa più importante è il Chaumos, il solstizio d’inverno, momento di purificazione in attesa del passaggio del dio della generazione Balumain.