La Principessa Splendente

C’era una volta un taketori, un tagliabambù. Era d’animo buono e non privo di saggezza e svolgeva il proprio lavoro con cuore leggero. Un’unica cosa gli dispiaceva, ed era il fatto che lui e sua moglie, ormai anziani, non avevano mai avuto bambini.

Un giorno mentre percorreva le foreste di bambù in cerca di tronchi, si accorse che uno emanava un vivo chiarore.

Stupito, vi si avvicinò e scoprì che la luce proveniva dal suo interno… e mentre lo osservava si accorse che nella cavità del tronco c’era una minuscola neonata. La sua pelle era luminosa ed era tanto piccola da poter stare nel palmo di una mano.

Sollevandola con la più grande delicatezza, il tagliabambù comprese che quella meravigliosa creatura l’aveva scelto come padre.

L’avvolse quindi nella veste e la portò a casa dove la misero a dormire in una cesta di bambù.

Da quel giorno, ogni volta che tagliava un tronco, al suo interno scopriva gemme e tesori.

Intanto, circondata dalle più amorevoli cure la bimba cresceva a vista d’occhio ed in breve divenne una fanciulla di bellezza senza pari ma la sua pelle non perse mai la sua tenue luminosità lunare.

Venne dunque convocato un sacerdote per la cerimonia del nome e venne chiamata “La Principessa Splendente del Flessibile Bambù”.

In breve, nonostante la Principessa Splendente vivesse al riparo della casa ed evitasse di mostrarsi in pubblico, la fama della sua grazia e della sua bellezza si diffusero in tutto il Giappone.

I giovani nobili cominciarono dunque a circondare la casa del Taketori. Ma per quanto si affannassero a scorgerla, con lusinghe e con l’ingegno, la Principessa Splendente continuava a rifiutare di mostrarsi e così, poco a poco, i corteggiatori cominciarono a demordere e ad arrendersi.

Di loro ne rimasero cinque, che portarono avanti giorno e notte il più lungo dei corteggiamenti: il principe Ishitsukuri, il principe Kuramochi, il ministro Abe, il Gran Consigliere Otomo e il Consigliere di Mezzo Isonokami.

Questi cinque erano presi da tale passione che toglieva loro il sonno e l’appetito.

“Mia preziosa fanciulla” disse infine il tagliabambù alla Principessa Splendente “anche se sei un essere soprannaturale in forma umana, rifletti sui sentimenti di questi giovani e prova a considerare di scegliere tra loro uno sposo”.

La Principessa Splendente ascoltò con attenzione le sue parole: “Sposare un uomo senza conoscere a fondo il suo cuore penso mi procurerebbe un grande dolore.” – rispose infine.

“Sono d’accordo con te” ammise il tagliabambù “Cosa ti permetterebbe dunque di leggerne il cuore?”

“Mi accontenterò di una piccola prova” concesse la fanciulla “sposerò chi tra loro saprà portarmi l’oggetto che gli chiederò”

E così fu stabilito.

Al principe Ishitsukuri fu chiesta la sacra ciotola in pietra del Buddha, al principe Kuramochi un ramo degli alberi d’oro del monte Horai, il luogo in cui è custodito l’elisir di lunga vita. Al ministro Abe fu chiesto il vello del ratto di fuoco della lontana Cina, un essere mitico che, come le fenici, nel fuoco anziché bruciare rinasceva a nuova vita e la cui pelliccia resisteva ad ogni fiamma. Al Gran Consigliere Otomo il gioiello fiammeggiante di cinque colori del collo di un drago e al Consigliere di Mezzo la Conchiglia-che-facilita-il-parto che possiedono le rondini.

E così i cinque pretendenti lasciarono la casa del Taketori decisi a cercar fortuna.

Il principe Ishitsukuri era pronto ad andare fino in India. Ma si rese conto che se pure avesse trovato la ciotola, mai sarebbe riuscito ad impossessarsene…

Finse dunque di essersi messo in viaggio e dopo tre anni si ripresentò alla principessa portando con sé una ciotola presa da un vicino tempio.

La Principessa Splendente la contemplò con attenzione, ma dall’oggetto non emanava alcuna luce e comprese che il principe aveva tentato di ingannarla.

Anche il principe Kuramochi tentò di ricorrere all’astuzia.

Dopo aver fatto spargere la voce che era in viaggio per il mitico monte Horai, arruolò i migliori artigiani gioiellieri del suo regno e senza badare a spese li mise al lavoro in una fortezza segreta.

Chiese loro di realizzare un udonge, un ramo che fiorisce solo quando un Buddha si incarna, d’oro e fiorito di gemme preziose, e quando fu pronto inscenò il proprio ritorno da terre lontane.

Era un gioiello così ben fatto che per qualche tempo la Principessa Splendente credette di doversi riconoscere sconfitta. Ed il principe Kuramochi intanto raccontava con le parole più fervide il resoconto del suo incredibile (e immaginario) viaggio.

Nella casa del Taketori stavano quasi per allestire i preparativi per le nozze quando si presentò un uomo: “Sono un artigiano dell’Ufficio imperiale” disse “vengo a nome di tutti i maestri orefici ho contribuito alla realizzazione di questo ramo d’oro, dedicandovi più di mille giorni di meditazione e lavoro. Non siamo ancora stati pagati, e poiché abbiamo saputo che il nostro manufatto era per la Principessa Splendente che dimora in questa casa, abbiamo pensato di chiedere giustizia a voi.”

Preso da vergogna per essere stato smascherato, il principe Kuramochi si allontanò e per molti anni non si mostrò a nessuno.

Il ministro Abe aveva molti contatti. Scrisse dunque ad un mercante della lontana Cina, promettendogli ogni cosa in cambio del vello del ratto di fuoco. E, meraviglia delle meraviglie, dopo mesi se non anni il mercante gli fece recapitare quanto richiesto. Aprendo uno scrigno vi trovò una pelle blu scura striata d’oro e intarsiata dei lapislazzuli celesti.

Si abbigliò dunque con grande cura e si recò alla casa del Tagliabambù col dono da lui pagato a carissimo prezzo.

Quando le fu consegnato, la principessa osservò lungamente il vello e chiese al ministro Abe di poterlo sottoporre alla prova del fuoco. Il ministro accettò di buon grado. Ma non appena venne gettata tra le fiamme, la pelle ne venne consumata andando in fumo.

E questo pose fine al corteggiamento del Ministro.

Al gran consigliere Otomo era stato richiesto il gioiello dei cinque colori nel collo del drago.

Il gran consigliere radunò i propri uomini e li spedì in giro per il mondo alla ricerca di un drago, devolvendo loro la maggior parte dei suoi beni.

Ma poiché da nessuno degli inviati giungevano notizie, decise infine di tentare l’impresa in prima persona.

Prese dunque il mare e si spinse al largo, al largo, fino al centro degli abissi. Quand’ecco che scoppiò la più tremenda delle tempeste portata da un vento furioso, impossibile da prevedere. Il cielo era nero come la notte, l’imbarcazione in balia dei marosi.

Persino i marinai più esperti tremavano di paura.

“Il vento che ulula, la furia delle onde, i tuoni che ci flagellano – disse severo il timoniere – voi volete uccidere il drago, ecco la ragione di tutto ciò. Ma le tempeste è l’alito dei draghi a provocarle. Pregate gli dei.”

“Nel mio misero cuore avevo stupidamente concepito il disegno di uccidere un drago senza esserne degno” comprese Otomo.

E come il suo cuore abbandonò l’intento, il vento mutò sospingendoli placidi a riva.

Devastato dall’esperienza, ma mutato, il Gran Consigliere divise con gli uomini che aveva esposto a tanto rischio ciò che gli restava e rinunciò di buon grado alla Principessa Splendente.

Trovare la Conchiglia-che-facilita-il-parto delle rondini non fu più facile per il consigliere di mezzo Isonokami.

Per prima cosa chiese a tutti i suoi uomini di avvertirlo quando le rondini avessero nidificato.

Ma loro lo dissuasero dall’idea di cacciarle, poiché la pietra magica svaniva non appena occhio umano vi si posava.

Fu deciso allora che avrebbero tentato di prenderla dai nidi sotto le grondaie del deposito del riso.

Ma per quanti uomini mandasse a cercare il talismano, nessuno riusciva a trovarlo.

Il guardiano del deposito, per non spaventare le rondini suggerì di attendere che deponessero le uova.

Al momento opportuno un servitore fu mandato a frugare nei nidi. Ma non ebbe successo.

Il consigliere di mezzo, incapace di arrendersi alla sconfitta volle arrampicarsi lui stesso. E per qualche istante riuscì ad afferrare qualcosa…

Poi la corda che lo reggeva si ruppe facendolo precipitare al suolo. E Isonokami giacque immobile.

Tuttavia la fama della bellezza della principessa splendente continuava a diffondersi, ed infine giunse alle orecchie dell’Imperatore.

La Principessa Splendente rifiutò d’incontrare persino lui.

E tuttavia l’imperatore ottenne di poterla spiare mentre cavalcava usando come pretesto una battuta di caccia.

Ma non appena tentò di avvicinarsi, ella si diede alla fuga. L’imperatore riuscì ad afferrare un lembo della sua veste ma il corpo della fanciulla si fece evanescente.

Compreso che si trattava di un essere soprannaturale l’imperatore desistette.

Ringraziò rispettosamente il Taketori che l’aveva aiutato a godere almeno di quell’istante e prese congedo.

Ma per tre anni continuò a dedicarle versi e scrivere lettere, cui ella rispondeva graziosamente.

Una primavera tuttavia il comportamento della Principessa Splendente mutò.

Quando contemplava la luna era ancora più distante e rapita del solito e talvolta sprofondava in una cocente nostalgia.

Al sopraggiungere del settimo mese era immersa in una trasognata apatia.

E quando si avvicinò il plenilunio dell’ottavo mese, la nostalgia divenne incontenibule.

“Cosa ti accade?” le domandarono i genitori adottivi.

La Principessa Splendente sospirò: da tanto volevo dirvelo, ma mi tratteneva l’idea del dolore che vi avrei causato… Sebbene il mio corpo sembri umano, sono un’abitante della capitale della Luna, e col prossimo plenilunio, le genti celesti verranno per portarmi con loro. ”

Incapace di accettare che si sarebbe dovuto separare dalla figlia, il Taketori chiese aiuto all’imperatore, e quando giunse la notte del plenilunio la casa era circondata di guardie imperiali.

Ma quando dal cielo discese il Re della Luna e la corte degli esseri celesti, le armi si rivelarono inutili.

Gli esseri celesti diedero alla Principessa Splendente una veste di piume ed una fiala con l’elisir dell’eterna giovinezza.

Lei lo bevve. Scrisse una lettera di saluto ai genitori ed una all’imperatore, ed a poco a poco l’elisir la liberò del suo aspetto terreno, trasfigurandola.

Pronta a partire lasciò per l’imperatore l’ultimo sorso di elisir.

Quindi indossò la veste di piume e volò verso casa.

Si dice che l’imperatore scalò il monte Fuji portandolo con sé e, giunto sulla vetta, il punto del Giappone più vicino al cielo, accese un fuoco e ve lo gettò dentro condividendo in quel modo con l’intero Giappone il prezioso dono della Principessa Splendente.

 

Tratto da Storia di un tagliabambù (in originale Taketori Monogatari )