Le origini di Babbo Natale

Vestito di rosso e di bianco, con la sua slitta tirata da renne, Babbo Natale è forse la figura più amata del folklore natalizio.

La sua rappresentazione più celebre, nota ai bambini di tutto il mondo, lo ritrae come un omone corpulento, benevolo e barbuto che, affaccendatissimo nella notte del 24 dicembre, attraversa in volo i cieli per portare doni attraverso i camini.

La sua figura tuttavia ha origini assai lontane e controverse.

Nelle culture antiche i giorni e le notti tra il solstizio invernale e la tredicesima notte sono sempre stati considerati un momento magico e importantissimo in cui la luce rinasceva a nuova vita.

Astronomicamente infatti a partire dal solstizio d’inverno, le ore di luce cominciano ad aumentare, pur nel freddo dell’inverno comincia il ciclo che porterà al ritorno della primavera.

Le tradizioni arcaiche vedevano dunque collegate a questo periodo diverse figure magiche e misteriose.

Nel folklore islandese esistono ben 13 folletti burloni, gli jólasveinar, che a partire dalla notte del 12 dicembre arrivano giù dalle montagne per lasciare regalini e dolcetti a chi si è comportato bene.

Nelle tradizioni britanniche invece le prime rappresentazioni assimilabili al moderno Babbo Natale erano quelle di Nick, o Neck, un’entità delle selve vestita di verde e con le corna, spesso a cavallo di una capra.

A Nick o Neck in tempi recenti sarebbe stata sovrapposta la figura di San Nicola (Santa Claus), vescovo di Myra.

Ma nel folklore alpino è spesso accompagnato dal terribile Krampus, una figura terrifica dal volto color fuliggine, con le corna e zampe caprine, incaricata di punire tutti quelli che durante l’anno si sono comportati male.