Le ragazze che volano con gli Ibis perduti

Riproponiamo questo articolo di Marco Gasparetti, originariamente pubblicato sul Blog del Corriere della sera

corinna-1-donne-e-natura-ibisA oltre duemila metri d’altezza i venti e le correnti ascensionali sembrano impazzire, spingono verso le montagne, fanno paura. Lo strampalato parapendio a motore sobbalza, la grande elica perde colpi, il  “paracadute” giallo e blu oscilla inquieto come le ali di un’aquila ferita. Ed è allora che Corinna decide di cercare  rifugio nello sguardo di Ambra. «Lei mi ha parlato. Mi ha detto di stare tranquilla, “è questa la buona strada, non temere” –  racconta Corinna – ed allora la meraviglia ha cancellato la paura e il viaggio è diventato più straordinario di prima».

Corinna Esterer, 25 anni, è una biologa e ricercatrice austriaca. Ambra, sei mesi, è una femmina di Ibis eremita. Insieme sono migrate da Salisburgo alla laguna di Orbetello, un volo durato undici giorni in compagnia di un’altra ricercatrice, Gabriela Schmalstieg, e di tredici Ibis. Uccelli  dall’aspetto mitologico, estinti in Europa e risorti, come fenici, grazie all’amore del Waldrapp Team, il gruppo di ricercatori austriaci promotore del progetto “Reason for Hope” e del Parco Natura Viva di Bussolengo, sul lago di Garda, dove gli animali nascono per poi essere reintrodotti nella natura.  Corinna e Gabriela sono due delle mamme umane degli Ibis, quelle che hanno insegnato loro l’arte di migrare, volando per mille chilometri verso la laguna calda e tranquilla di Orbetello, nell’oasi protetta del Wwf. «Ma prima abbiamo dovuto conquistare la loro fiducia – ricorda Corinna – e non è stato facile. Mesi durante i quali ci siamo occupati totalmente di loro. Abbiamo cercato d’essere noi stesse Ibis, d’entrare nel loro mondo segreto, di parlare il loro idioma misterioso».

Un meta-linguaggio, che Corinna ha imparato sul campo e in cento voli preparatori. «Ambra mi ha veramente parlato mentre sfioravamo le Alpi seguendo il Tagliamento – continua la ricercatrice -. Con gli occhi, con il movimento del becco, con il battito delle ali. E così hanno fatto Toni, Vito, Anna e tutti gli altri. Grazie al loro comportamento e al movimento del corpo capisci come si sentono, persino a che cosa pensano. Percepisci se  sono stanchi, oppure se hanno ancora voglia di volare.  Se sono felici sfrecciano alti, se sono esausti iniziano a planare verso il basso. Poi c’è il gioco».  Sostiene Corinna che a volte il volo diventa ludico. Giocano gli Ibis, tra loro e con gli umani. Danzano tagliando il vento, cadono in picchiata, risalgono una, dieci, cento volte, si avvicinano alle due ragazze e con le ali le accarezzano. «Sopra Venezia – ricorda Corinna – lo spettacolo è stato grandioso, un film, con gli Ibis e la laguna protagonisti».

Anche la paura è stata compagna di viaggio. «Vento fortissimo, turbolenze, la prima tappa è stata un incubo.  Temevamo di perdere i nostri “pulcini” che venivano risucchiati verso il basso da un gorgo invisibile. Poi mi hanno parlato e allora ho capito che ce l’avremmo fatta».  Quando gli Ibis sono arrivati sopra la laguna di Orbetello, le “mamme umane volanti” si sono commosse. «Li abbiamo guardati tutti e quattordici planare, – ricorda Corinna -. Individui, unici, con personalità diverse, linguaggi differenti. Mai avrei pensato di poter imparare da animali selvatici volando con loro».  Un altro stormo di venti esemplari sta per partire dal campo di addestramento di Salisburgo verso Orbetello. «Stavolta però gli uccelli dovranno cavarsela da soli: gli adulti guideranno i giovani, e noi non saremo alla testa dello stormo», spiega Corinna. Che poi ha quasi un sussulto da mamma preoccupata: «Vi prego bracconieri, stavolta non sparate».

Le ragazze che volano con gli Ibis perduti