I lei nella tradizione polinesiana

Lei-Keiki-club-magica-centro-studi-danze-lei-making-danze-polinesiane-foto-lindachingE lei no au i ko aloha
“indosserò il tuo amore come un bellissimo lei”.

I lei (letteralmente ghirlande) sono nell’immaginario comune uno dei simboli delle Hawaii. Ornamenti di fiori, ma anche di foglie, piume, conchiglie, semi, sono lo strumento preferito per esprimere amore, affetto e stima, unione familiare e di gruppo, per celebrare ricorrenze, successi, per accogliere un ospite, portare fortuna e donare Aloha.

I lei sono realizzati e vengono regalati col cuore ed esprimono amore così profondamente che lei è divenuto nella lingua hawaiiana un modo di indicare la persona amata, mentre kamalei (letteralmente figlio lei) è il nomignolo che i familiari danno ai bimbi per esprimere affetto.

L’usanza dei lei venne introdotta dai primi viaggiatori oceanici che, provenienti da Tahiti, si insediarono nell’arcipelago hawaiano attorno al VII secolo.

Gli antichi Polinesiani vedevano nella testa e nelle spalle la sede dello spirito (ha – il soffio vitale). Donare un lei che li adornasse era quindi un modo per esprimere amore e rispetto.

Oltre a rispondere ad una evidente funzione estetica, alcuni tipi di lei e la loro stessa realizzazione avevano originariamente specifici significati rituali: negli halau i danzatori-sacerdoti ne facevano dono alle divinità della danza; negli Heiau (templi) i capi di tribù che si erano combattute intrecciavano i tralci di Maile creando un lei il cui completamento sanciva la pace e l’unione tra gli opponenti. Nei matrimoni, i kahuna (sciamani) ponevano un lei attorno alle mani unite degli sposi, mentre nei funerali i lei rappresentavano l’amore per il defunto e la connessione della tribù con gli antenati.

L’intreccio dei lei era anticamente un’arte consacrata alla dea Kuku’ena, sorella maggiore della dea dei vulcani Pele.

L’arrivo degli haole (gli occidentali) ha paradossalmente moltiplicato le tipologie di lei e la varietà delle fabbricazioni, con l’introduzione di nuove piante e materiali di lavorazione.

Nonostante si sia evoluta e semplificata nel tempo, nelle Hawaii esiste una precisa “lei-tichetta”:

Un lei trasmette a chi lo riceve parte del cuore di chi lo offre. Non si rifiuta mai.

Anche toglierlo in presenza di chi l’ha donato è molto scortese. Nei casi in cui sia strettamente necessario, sarebbe opportuno riservargli un posto d’onore.

I lei non sono collane: il modo corretto di indossarli sarebbe drappeggiarli morbidamente attorno al collo in modo che scivolino parzialmente anche sulla schiena.

I lei non si buttano. Dovrebbero tornare al luogo in cui sono stati creati a testimonianza dell’impersonalità dello spirito di Aloha. Quelli realizzati con materiali naturali, in particolare, celebrano anche il legame con la Terra e la sua generosità, ed alla Natura devono far ritorno. Andrebbero perciò bruciati, interrati, o donati agli alberi. È un’usanza frequente anche lasciarli all’oceano. Trasportati dalle onde raggiungeranno forse la riva, auspicio di un prossimo ritorno di chi se ne separa.

Il Primo Maggio di ogni anno, le Hawaii celebrano il Lei Day.

Mentre oggi è molto comune porre i lei attorno alle spalle di chi li riceve con un bacio, gli hawaiiani più tradizionalisti lo considerano un gesto irrispettoso e invadente, preferendo porgerli con un inchino all’altezza del cuore.

Infine, mai regalare a una donna gravida un lei chiuso, perché potrebbe complicare il parto (il lei in questo caso rischierebbe di rappresentare simbolicamente il cordone ombelicale stretto attorno al collo del nascituro).

Come già accennato, le ghirlande ornamentali, benché simbolo delle Hawaii, sono comuni presso tutte le popolazioni polinesiane.

A Tahiti sono conosciute come Hei. I danzatori di Ori Tahiti le indossano frequentemente anche attorno ai fianchi.

A Samoa vengono chiamate asoa o ula, mentre sei sono detti fiori singoli o ornamenti per capelli.

Gli ornamenti tipici di Tonga sono i kahoa, composizioni piatte e molto elaborate create con tessere triangolari di petali, foglie e tessuto.

I Maori delle Isole Cook invece chiamano le ghirlande – per lo più realizzate con fiori e foglie – ‘ei, ornamento festoso e celebrativo che si indossa a testimonianza del legame indissolubile con la Natura.