Uluru: gli aborigeni hanno vinto

Niente più scalate dal 2019

L’iconico monolite del Red Centre australiano è sacro per le popolazioni native, che da anni chiedono che ai turisti venga vietata l’ascesa. Anni di dissuasione morbida avevano già ridotto il numero di arrampicatori. Adesso lo stop, cui non è estranea la pericolosità della salita

di ARTURO COCCHI

Uluru non potrà più essere “scalata”. Il monolito che si staglia nel nulla del Red Centre australiano, e che già ha nel corso degli anni recuperato il nome che gli avevano dato gli aborigeni Anangu, smarrendo via via l’anglosassone Ayers Rock sarà definitivamente vietato ai turisti a partire dall’ottobre 2019, in ossequio al suo status di montagna sacra per le popolazioni native, secondo la cui cultura il sito non andrebbe assolutamente violato.

La pietra, che si staglia quasi 350 metri sopra al deserto che la circonda, ed ha una circonferenza di 9,4 chilometri, il che la rende il monolito più grande del pianeta, è uno dei siti più riconoscibili del grande Paese-continente oceanico. Meta prediletta del parco nazionale Uluru-Kata Tjuta, capace di attirare in the middle of nowhere, come dicono gli stessi australiani del loro sconfinato cuore desertico, centinaia di migliaia di persone l’anno, è da decenni oggetto di controversia, con gli aborigeni a chiedere che non venga scalata.

Da anni, ai piedi di Uluru – che ha recuperato il nome originario, come accompagnamento di quello europeo, nel 1993, mentre solo dal 2002 il nome ufficiale della montagna è stato invertito in Uluru-Ayers Rock – è stato installato un cartello, dove è ben visibile una scritta che dice, più o meno: “Noi, i proprietari tradizionali Anangu, abbiamo da dirvi questo. Uluru è sacra nella nostra cultura, un luogo di grande cultura. Sotto la nostra legge tradizionale, scalarla non è permesso. Questa è la nostra casa. Per favore non salite”.

Il tutto negli anni è stato accompagnato da campagne che incoraggiavano i turisti esplicitamente a scegliere la camminata in piano attorno alla circonferenza del monolito, a scapito dell'”arrampicata”. Il tutto ha prodotto una graduale disaffezione verso l’ascesa, che comunque viene a tutt’oggi scelta da almeno 60mila ospiti dell’area all’anno.

Ora però il direttivo del parco nazionale Uluru-Kata Tjuta (dove questi ultimi sono i Monti Olgas, non meno iconiche formazioni rocciose situate a una cinquantina di chilometri da Ayers) ha votato unanimemente per lo stop.

 

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